Un piccolo tesoro - un'importante testimonianza storica e geologica - venuto alla luce a margine dell’intervento propedeutico ai
lavori di riqualificazione dell’alveo del torrente.
Un costone tufaceo dal quale
emergono le stratificazioni frutto di materiale vulcanico che rimandano ad ere lontane, meglio ancora a due
eruzioni che hanno investito indirettamente il capoluogo irpino, quella dei campi
Flegrei e quella del Vesuvio di quasi 4mila anni, detta proprio eruzione di
Avellino (nota anche come la prima Pompei della Preistoria) perché le pomici arrivarono fino a quella che oggi è l'area cittadina.
Siamo nella coda
finale di Parco Panganelli, sulle sponde del torrente Fenestrelle, a ridosso di
quella che gli avellinesi conoscono come la collina della Sciorta.
La
segnalazione è dello storico Pasquale Matarazzo (più che una scoperta, è un'annotazione
su di un’evidenza dallo straordinario valore per ora solo paesaggistico).
Matarazzo ritiene
possa trattarsi della stessa stratificazione tufacea della collina della Terra,
il cuore antico di Avellino, su cui sorge il Duomo, e di quella dell’area del
Mulino Macchia, alle spalle di via Roma, anche in quest’ultimo caso a ridosso
del torrente Fenestrelle.
Quella che vedete nelle immagini del servizio potrebbe anche essere
l’apertura di una cavità o di una grotta.
Intanto però questa chicca riaccende
anche i riflettori sullo stato di degrado e abbandono del più grande polmone
verde della città di Avellino.
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