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Ha piovuto tanto, ma c'è sempre il rischio di restare con i rubinetti a secco


Nonostante questo maggio passerà alla storia come uno dei più pioviosi degli ultimi decenni – a conti fatti la quota di precipitazioni è stata superiore di tre volte rispetto a marzo e ad aprile – non c’è stata, così come invece si immaginava, una super ricarica delle nostre sorgenti e dei nostri pozzi per cui con il gran caldo e l’afa insopportabile alle porte prepariamoci a dover fronteggiare l’ennesima crisi idrica. E come ogni estate che si rispetti, l’Irpinia – la capitale dell’acqua – farà i conti con piani di razionamento che si tradurrano in rubinetti a secco, si spera almeno solo di notte. 
Lo dicono i dati con annesse elaborazioni che arrivano dalla regione Campania, in modo particolare dal settore protezione civile. Il quadro della situazione è stato fatto – e accade ogni anno – agli inizi di giugno. Il primo elemento che si prende in considerazione è la quantità complessiva di precipitazioni nell’arco temporale ottobre- maggio e quella che in gergo si chiama curva ponderata ci dice che nel raffronto tra le due annualità di riferimento (2017-2018 e 2018-2109) abbiamo perso 250 millimetri di pioggia. 

L’eccezionale situazione meteo registrata a maggio ha determinato un piccolo incremento (30/40 litri al secondo) per le sorgenti di Serino la cui acqua però è destinata a Napoli. Secondo gli esperti, quindi, i circa 2000 litri al secondo che l’Alto Calore immette nel circuito al servizio della provincia di Avellino - 900 arrivano da Cassano (600 storici + 300 aggiunti dopo le crisi degli ultimi due anni) mentre la restante parte è attinta dai pozzi sparsi in giro - potrebbero essere insufficienti vista la crescita esponenziale dell’utilizzo e le perdite delle reti (tra il 40 e il 50%).
Dobbiamo solo augurarci che anche a luglio si registri qualche precipitazione significativa altrimenti a partire da Ferragosto potrebbe scattere l’allarme rosso.

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